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Il Parco Nazionale Foreste Casentinesi
 
Il Parco Nazionale Foreste Casentinesi Storie di uomini e santi I Paesi del Parco
 
 

Un paradiso naturalistico a cavallo tra due regioni, dove a cacciare cervi e caprioli è tornato il lupo. Un'oasi di verde, nel cui cuore da secoli comunità di monaci coltivano il silenzio.

   
 
Questo è il parco più verde d'Italia, rivestendo le foreste all'incirca dell'80% della sua superficie e l'intera zona è ricca di corsi d'acqua. Bidente, Rabbi e Montone sono i nomi dei fiumi che percorrono le valli romagnole. Dalla parte toscana scorrono gli affluenti di sinistra dell'Arno, come i torrenti Staggia, Fiumicello e Archiano. Presso Ridracoli, dove ha sede uno dei musei naturalistici presenti nell'area del parco, dal 1982 una diga eretta per fornire energia ai Comuni della pianura ha creato un invaso artificiale, frequentato da diverse specie di uccelli. Più suggestive sono le immagini delle cascate del fosso dell'Acquacheta, descritte da Dante nel XVI canto dell'Inferno, oppure quelle degli Scalandrini ed altre, che d'inverno si trasformano in straordinari arabeschi di ghiaccio.
   
 

Assai varia e ricca è la flora, contando all'incirca 1.200 specie. Nelle aree più calde e aride vivono specie mediterranee, che si aggiungono alle più diffuse specie a distribuzione europea. Ma ai botanici questi boschi riservano continue sorprese, come testimoniano le scoperte recenti di una rara felce e di una nuova orchidea.

Nel parco, oltre a moltissime altre specie di animali, vivono quattro specie di ungulati: caprioli, cervi, daini e cinghiali. Presente con circa 5.000 esemplari, il capriolo vive nell'intera area del parco. Il suo numero è contenuto innanzitutto dalla predazione da parte del lupo, ma pure dagli inverni rigidi e dalla competizione del cervo. Il daino è stato introdotto a partire dal 1835 per le battute di caccia del granduca Leopoldo II. Da allora si è moltiplicato, soprattutto alle quote inferiori del versante romagnolo del parco, e oggi i danni causati nei campi gli hanno guadagnato l'ostilità dei coltivatori. Pure introdotto era il muflone, negli anni Cinquanta e Sessanta, stavolta dalla Forestale: ma attualmente sembra che non ce ne siano più, dopo il ritorno del lupo di cui ha evidentemente rappresentato un'appetibile preda in virtù del suo scarso adattamento a simili ambienti. Quanto al cinghiale, assente fino a vent'anni fa dall'area del parco, vi è stato reintrodotto nei primi anni Settanta a scopo venatorio e oggi è la principale preda del lupo.

   
 GALLERIA DEI PAESAGGI
 
  Faggeta di Crinale Cascatella sull'Archiano Riserva naturale della Pietra Valle del Casentino da Vallolmo
 
  Pian delle Fontanelle dal monte Falco Alba autunnale a San Paolo Cascata degli Scalandrini Crocus
 
  Foresta di Camaldoli Castagneto di camaldoli Panorama sulla Romagna Cascata del capanno
 
 
 GALLERIA DELLA FAUNA
 
  Cervo che Bramisce Daino in fuga Maschio adulto di daino
 
  Lupo appenninico Volpe nella radura Femmina di capriolo in allarme Ingrandisci in finestra separata
 
 
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